Santa Cecilia: 20 e 22 novembre

Tappa importante per l’Associazione Culturale Musicale “C. Monteverdi” di Ripa Teatina.

In questo giorni ricorre l’anniversario della nascita dell’Associazione. E quale circostanza migliore festeggiare la ricorrenza in occasione della festa di Santa Cecilia “patrona dei musicanti” con il concerto che l’Associazione terrà nel tempio della cultura presso il Teatro Marrucino di Chieti con inizio alle ore 20.30 di sabato 20 novembre con ingresso gratuito.

Lunedì 22 novembre allo ore 18.00, con la collaborazione della Pro Loco, si terrà una Santa Messa nella Chiesa Madre e che sarà animata dal Coro “Moti Armonici” di Francavilla al Mare a cui farà seguito la degustazione del vino novello e le castagne arrosto.

STORIA

L’Associazione Culturale Musicale “C. Monteverdi” nasce nel 2000 sotto la presidenza del Prof. Nicolino Natale e prende forma il progetto dell’attuale Banda “Città di Ripa Teatina”.

Già nell’anno 2001 la Banda allarga il suo sguardo verso lidi lontani con il gemellaggio con il Premiato Corpo Musicale “San Michele Arcangelo” di Mapello (BG). Nello stesso anno viene premiata nel Concorso Nazionale dei Complessi Bandistici “Città di Bellante” (TE).

A guidare il sodalizio negli anni successivi e fino al 2007, troviamo il Dr. Lorenzo Marini. Sotto la sua presidenza nuovo impulso viene data dall’attività dell’Associazione. Troviamo la “nostra” Banda, nel giugno 2004, nella capitale Ungherese, gemellato con la Banda di Budapest, riospitata a Ripa Teatina nel settembre 2004. Inoltre, vengono organizzati ben tre corsi di formazione strumentale a Caramanico (PE) e due Corsi Nazionali di formazione strumentale a Ripa Teatina (CH) sotto la guida di docenti di fama internazionale e la presenza di studenti di oltre regione.

Dall’ottobre 2007 il Prof. Silvio Di Paolo ha assunto la carica di Presidente. Collaborano con lui il Dott. Francomano Francesco (Presidente Onorario), Di Matteo Stefano, Prof. Natale Nicolino, Di Paolo Roberto, Vignali Armando e di tutto il Consiglio Direttivo.

Direttore Artistico e Maestro della Banda “Città di Ripa Teatina” è il Prof. Fausto Esposito, per diversi anni prima tromba presso l’Orchestra del Teatro Marrucino di Chieti, diplomato in Direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Musica “L. D’Annunzio di Pescara” e tuttora docente presso la scuola media ad indirizzo musicale “S. D’Acquisto” di San Salvo (Ch).

Per l’occasione del proprio decennale l’Associazione ha voluto offrire alla cittadinanza,. Agli amici ed amanti della musica due serate da ricordare: sabato 20 novembre ore 20.30 presso il “Teatro Marrucino” di Chieti con inizio alle ore 20.30; verranno eseguite musiche di L.V. Beethoven ( V Sinfonia in do minore op. 67), Leoncavallo ( “vesti la giubba” da I Pagliacci) con il tenore Nunzio Fazzini, Bellini (“casta diva” da Norma) eseguito dalla soprano Rosalba Nicolini, Tartini (concerto per tromba in Re maggiore) tromba solista M° Giuseppe Orsini.

L’Associazione svolge anche attività didattica sotto la guida di validi insegnanti.

Ciò consente il continuo rinnovamento dei componenti la banda, aprendo anche la cultura musicale a tanti giovani del paese. Ha dato origine all’orchestra di fiati giovanile, corsi strumentali che si tengono durante l’anno, con concerti per tutti, il quintetto di ottoni “Brass & Brass”, il quintetto di strumenti a fiato.

Una citazione per quanti compongono il complesso bandistico “Città di Ripa Teatina”

Maestro:Prof. Fausto Esposito; Clarinetti: Prof. Manuele Filoso e Matteo Pantalone. Marco Di Matteo, Sandro Di Paolo, Fernando Catena,Prof. Andrea Cremonese. Oboe: Francesca Visco; Flauti: Prof.ssa Loretta D’Intino, Prof.ssa Chiara Pantalone, Angela Ricciuti

Lorenzo Berardi. Clarinetto basso: Ugo Canci Sassofono contralti: Prof. Vincenzo De Ritis, Marco Masci, Davide Lucente, Sassofoni tenori: Emidio Del Biondo, Stefano Di Matteo Sassofono baritono: Marco Di Meo Corni: Prof. Giuliano Melchiorre Flicorno contralto: Nunzio Adorante Flicornino: Prof. Mario Scarcia Flicorno soprano: Prof. Nicolino Natale Trombe: Prof. Silvio Di Paolo, Marco Pizzica, Vignali Marco, Fabio Esposito Trombone: Prof. Matteo Di Matteo – Prof. Antonio Bonanni – Andrea Marinucci; Basso tuba: Prof. Gaetano Negrone – Davide Marinucci; Percussioni: Prof. Andrea D’Intino – Alberto Matricardi – Claudio Perrucci – Ernesto Pugliese – Luca Ricciuti

M° Fausto Esposito

Il M° Fausto Esposito ha iniziato gli studi musicali con il M° Mario Scarcia. Sotto la guida del M° Pasquale Colangelo si è diplomato in tromba presso il Conservatorio di Musica “L. D’Annunzio” di Pescara. Si è diplomato in Didattica e Propedeutica della Musica con la Prof.ssa Eva Oddone, presso l’Accademia Musicale Pescarese.

Il M° Fausto Esposito

Ha conseguito il Diploma Accademico di I° livello in Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio di Pescara e il Diploma Accademico di II° livello in didattica strumentale (tromba). Ha perfezionato lo studio della tromba con il Prof. G. Zanfoni, il Prof. N. Bambini, il Prof. A. Tonelli. Ha studiato Direzione di Coro con il M° A. Hanzelevicz, J. Sciutto.

Si è perfezionato in Direzione d’Orchestra con il M° N. Samale e F. Bressan. Ha suonato con l’Orchestra di Fiati Milanese diretta dal M° G. Serembe. Dal 1985 al 1988 è stato prima tromba della Banda Musicale “Regione Abruzzo” diretta dal M° M. Lufrano. Dal 1997 al 2002 ha ricoperto la carica di prima tromba presso l’Orchestra Lirico-Sinfonica del Teatro Marrucino di Chieti con la quale il 2 maggio 1999, in occasione della beatificazione di Padre Pio, ha eseguito nella sala Nervi in Vaticano, in mondo visione e in prima assoluta, la “Missa de Beatificazione” composta dal M° Sergio Rendine e diretta dal M° Maurizio Dones con la parte solista affidata al tenore Josè Carreras. Ha collaborato con artisti quali: R. Kabayvaska, C. Gasdia, K. Ricciarelli, L. Bacalov. Nel marzo 2006, in un corso per direttori d’orchestra tenutosi a Vienna, ha diretto la Eccentric Wienner Orchestra risultando uno dei migliori maestri del corso. Svolge attività concertistica con i Musici Teatini e con i “Brass & Brass” . Dal 1995 al 2006 è stato Maestro del Coro “Rajane Cante” di Raiano (AQ). Dal 1988 è maestro del Coro Folkloristico “F. P. Tosti” di Francavilla al Mare (CH); ricopre la carica di Direttore Artistico dell’Associazione Culturale Musicale “C.Monteverdi” di Ripa Teatina (CH). E’ docente della cattedra di tromba presso la Scuola Media ad indirizzo musicale “S. D’Acquisto” di San Salvo (CH).

Prof. Silvio Di Paolo

Dopo aver iniziato gli studi musicali con il M° Fausto Esposito, si diploma in tromba con il massimo dei voti sotto la guida del Prof. Adolfo Di Mele presso il Conservatorio di Musica “L. D’Annunzio” di Pescara. Ha frequentato nel 2004 e nel 2006 i Corsi Internazionali di Formazione Orchestrale “F. Fenaroli” di Lanciano (CH). Nel 2005 ha partecipato ad un masterclass a Ferrara con il M° Vincent J. Penzarella (seconda tromba della New York Philarmonic). E’ iscritto al III° anno del Corso Triennale di Direzione di Banda con il M° Fulvio Creux (direttore della Banda Musicale dell’Esercito Italiano) presso l’Accademia Musicale Pescarese.

Il Presidente della Banda

E’ docente dall’anno accademico 2003-2004 della classe di tromba dell’Associazione “Banda Città di Guardiagrele” (CH) nonché anche vice-maestro della stessa, inoltre dall’anno accademico 2005-2006 è insegnante della classe di tromba presso la Scuola Civica di Villamagna (CH). E’ prima tromba della “Banda Città di Ripa Teatina” (CH) e dall’ottobre del 2007 ricopre la carica di Presidente dell’Associazione Culturale Musicale “C. Monteverdi” di Ripa Teatina. Collabora con l’Orchestra Lirico-Sinfonica del Teatro Marrucino di Chieti e con l’Orchestra Sinfonica di Pescara. E’ prima tromba della Banda Musicale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di Roma. Intensa è anche la sua attività concertistica con il quintetto di ottoni “Brass & Brass”

Consiglio direttivo

1. Silvio Di Paolo Presidente

2. Fausto Esposito Direttore Artistico

3. Francesco Francomano Presidente Onorario

4. Nicolino Natale Vice Presidente

5. Stefano Di Matteo Vice Presidente

6. Rita Ciofani Segretario

7. Armando Vignali Tesoriere

8. Roberto Di Paolo Tesoriere

9. Giovanna Fusella Revisore

10. Marco Lucente Revisore

11. Iolanda Perrotti Revisore

12. Gianluca Visco Pubblishing

13. Luciana Di Santo Consigliere

14. Sandro Di Paolo Consigliere

15. Loretta D’Intino Consigliere

16. Marco Masci Consigliere

17. Alberto Matricardi Consigliere

Giornata dei defunti.

Immagini del cimitero a Ripa

Il giorno dei morti è la festività che la Chiesa cattolica dedica alla commemorazione dei defunti. La festa ha origini antiche, che uniscono paesi lontani per epoche e distanze. La nascita di questa ricorrenza e, soprattutto, la data del festeggiamento, il 2 novembre, non sono casuali.

Civiltà antichissime già celebravano la festa degli antenati o dei defunti in un periodo che cadeva proprio tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre. Questa data sembra riferirsi al periodo del grande Diluvio di cui parla la Genesi, il Diluvio per cui Noè costruì l’arca che, secondo il racconto di Mosè, cadde nel “diciassettesimo giorno del secondo mese”, che corrisponderebbe al nostro novembre.

La Festa dei Morti nacque dunque in “onore” di persone che Dio aveva distrutto, per esorcizzare la paura di nuovi eventi simili. Da qui in poi la storia, che è ovviamente sospesa tra religione e leggenda, diventa più chiara.

Il rito della commemorazione dei defunti sopravvive alle epoche e ai culti: dall’antica Roma, alle civiltà celtiche, fino al Messico e alla Cina, è un proliferare di riti, dove l’unico comune denominatore è consolare le anime dei defunti perché siano propizie per i vivi.

La tradizione celtica fu quella che ebbe maggiore eco. La celebrazione più importante del calendario celtico era  la “notte di Samhain”, la notte di tutti i morti e di tutte le anime, che si festeggiava tra il 31 ottobre e il 1° novembre.

In epoca cristiana, queste tradizione erano ancora molto presenti: la Chiesa cattolica faticava a sradicare i culti pagani. Così, nel 835 Papa Gregorio II spostò la festa di “Tutti i Santi” dal 13 maggio al 1° novembre, pensando in questo modo di dare un nuovo significato ai culti pagani. Nel 998 Odilo abate di Cluny aggiungeva al calendario cristiano il 2 novembre come data per commemorare i defunti. In memoria dei cari scomparsi ci si mascherava da santi, da angeli e diavoli e si accendevano falò.

Un motivo ricorre nelle tradizioni popolari della festa dei morti: la credenza che in questo giorno i cari scomparsi tornino a farci visita sulla terra. Per questa ragione, i riti di commemorazione hanno assunto in tutta Italia significati e finalità simili: accogliere, confortare, placare le anime degli avi defunti. Se è vero che oggi il culto popolare commemora i defunti attraverso il suffragio e la preghiera, è vero anche che molte delle antiche usanze vivono ancora.

In Abruzzo, oltre all’usanza di lasciare il tavolo da pranzo apparecchiato, si lasciano dei lumini accesi alla finestra, tanti quante sono le anime care, e i bimbi si mandano a dormire con un cartoccio di fave dolci e confetti come simbolo di legame tra le generazioni passate e quelle presenti.

In alcune zone della Lombardia, la notte tra l’1 e il 2 novembre si suole ancora mettere in cucina un vaso di acqua fresca perché i morti possano dissetarsi.

In Friuli si lascia un lume acceso, un secchio d’acqua e un po’ di pane.

Nel Veneto, per scongiurare la tristezza, nel giorno dei morti gli amanti offrono alle promesse spose un sacchetto con dentro fave in pasta frolla colorata, i cosiddetti “Ossi da Morti”.

In Trentino le campane suonano per molte ore a chiamare le anime che si dice si radunino intorno alle case a spiare alle finestre. Per questo, anche qui, la tavola si lascia apparecchiata e il focolare resta acceso durante la notte.

Anche in Piemonte e in Val D’Aosta le famiglie lasciano la tavola imbandita e si recano a far visita al cimitero. I valdostani credono che dimenticare questa abitudine significhi provocare tra le anime un fragoroso tzarivàri (baccano).

Nelle campagne cremonesi ci si alza presto la mattina e si rassettano subito i letti affinché le anime dei cari possano trovarvi riposo. Si va poi per le case a raccogliere pane e farina con cui si confezionano i tipici dolci detti “ossa dei morti”.

In Liguria la tradizione vuole che il giorno dei morti si preparino i “bacilli” (fave secche) e i “balletti” (castagne bollite). Tanti anni fa, alla vigilia del giorno dedicato ai morti i bambini si recavano di casa in casa per ricevere il “ben dei morti” (fave, castagne e fichi secchi), poi dicevano le preghiere e i nonni raccontavano storie e leggende paurose.

In Umbria si producono tipici dolcetti devozionali a forma di fave, detti “Stinchetti dei Morti”, che si consumano da antichissimo tempo nella ricorrenza dei defunti quasi a voler mitigare il sentimento di tristezza e sostituire le carezze dei cari che non ci sono più. Sempre in Umbria si svolge ancora oggi la Fiera dei Morti, una sorta di rituale che simboleggia i cicli della vita.

Roma la tradizione voleva che, il giorno dei morti, si consumasse il pasto accanto alla tomba di un parente per tenergli compagnia. Altra tradizione romana era una suggestiva cerimonia di suffragio per le anime che avevano trovato la morte nel Tevere. Al calar della sera si andava sulle sponde del fiume al lume delle torce e si celebrava il rito.

In Sicilia il 2 novembre è una festa particolarmente gioiosa per i bambini. Infatti vien fatto loro credere che, se sono stati buoni e hanno pregato per le anime care, i morti torneranno a portar loro dei doni. Quando i fanciulli sono a dormire, i genitori preparano i tradizionali “pupi di zuccaro” (bambole di zucchero), con castagne, cioccolatini e monetine e li nascondono. Al mattino i bimbi iniziano la ricerca, convinti che durante la notte i morti siano usciti dalle tombe per portare i regali.

In Sardegna la mattina del 2 novembre i ragazzi si recano per le piazze e di porta in porta per chiedere delle offerte e ricevono in dono pane fatto in casa, fichi secchi, fave, melagrane, mandorle, uva passa e dolci. La sera della vigilia anche qui si accendono i lumini e si lasciano la tavola apparecchiata e le credenze aperte.

Gemellaggio Bandistico

Gemellaggio tra la Banda Città di Ripa Teatina e la Banda musicale di Selvazzano (Pd). La manifestazione svoltasi prima per le vie del paese e conclusasi all’interno della Chiesa dell’ex Convento, ha visto l’affluenza di amanti e cultori bella musica bandistica. Presenti le autorità del paese, c0n il Sindaco Dr. Mauro Petrucci e il vice sindaco Rucci Ignazio.Vi mostriamo alcune immagini della serata.

Riportiamo integralmente lo scambio di saluti dei responsabili dei due complessi bandistici e i dati storici della banda di Selvazzano.

Con grande piacere ricambiamo la visita di gemellaggio che la Banda “Città di Ripa Teatina” ha fatto da noi lo scorso 19 giugno.

Per tutta l’Associazione Banda di Selvazzano à stata una bellissima  esperienza; ancora è vivo a Selvazzano e a Padova l`apprezzamento del pubblico e delle autorità presenti per il vostro organico e repertorio diretto dal Prof. Fausto Esposito.

Desidero scusarmi con il Direttivo della Banda “Città di Ripa Teatina” e in primis con il Presidente prof. Silvio Di Paolo, se non abbiamo potuto soddisfare a pieno il programma che era stato

preparato per noi: quantunque la nostra storia sia più che centenaria, gli attuali componenti della banda sono in gran parte giovani e ragazzi con obblighi scolastici e la legittima apprensione dei genitori per un pronto rientro ci ha obbligato a “concentrare” il programma della nostra visita.

Ringrazio il Presidente, ing. Mutignani Francesco, e il direttivo dell’Associazione Balbino del Nunzio che hanno reso possibile l‘incontro delle nostre Bande: senza il loro supporto organizzativo il nostro gemellaggio non sarebbe avvenuto.

Ringrazio, inoltre, l’Amministrazione del Comune di Selvazzano Dentro, per il suo sostegno e la sensibilità dimostrata in questa occasione.

Per questo concerto, il nostro gruppo presenterà un repertorio che attinge dalla musica leggera e contemporanea; spero che possa essere di Vostro gradimento.

Grazie a tutti e buon ascolto.

Anna Faggin

Presidente Associazione Banda di Selvazzano.

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E’ con grande piacere che l’Associazione Culturale Musicale “C. Monteverdi” di Ripa Teatina nella quale svolge la propria attività la Banda Musicale “Città di Ripa Teatina” dà il benvenuto agli amici musicisti di Selvazzano Dentro. Dopo l’indimenticabile esperienza compiuta nello scorso mese di giugno dalla nostra Banda nelle terre euganee, vogliamo ricambiare la grande ospitalità mostrataci cercando di offrire una serata all’insegna dell’amicizia e delle forti emozioni che solo la musica, arte sacra e universale riesce a donare.

Un sentito ringraziamento per questo gemellaggio va a tutta l’Associazione “Banda di Selvazzano”, al suo Presidente Anna Faggin, al Direttore M° Giuseppe Faggin e all’Associazione Culturale “Balbino Del Nunzio” di Padova nella persona dell’ Ing. Francesco Mutignani, abruzzese originario di Spoltore (PE), vero artefice di questo evento.

Con la speranza che il futuro confermi e rafforzi questo rapporto ormai nato tra i nostri complessi bandistici, auguro ai nostri ospiti tutte le soddisfazioni e i successi musicali possibili, sperando di far rimanere nei loro cuori, con questa serata, un ricordo lieto e indelebile di noi e del nostro paese.

Buona serata.

Silvio Di Paolo

Presidente della Banda Musicale “Città di Ripa Teatina”.

Storia della banda di Selvazzano

Il primo dato certo sulla fondazione della Banda Musicale di Selvazzano è datato 2 luglio 1902, quando il “Premiato Stabilimento d’istrumenti ottone e legno” Ferdinando Roth di Milano, spediva al signor Pietro de Zanche di Selvazzano, una serie di strumenti a fiato e a percussione.

Nel corso degli anni varie sono state le vicissitudini della Banda, con alternanza di momenti felici e tristi, ma mai di abbandono, tanto da essere annoverata tuttora tra le realtà musicali della provincia patavina.

L’attua1e gruppo della Banda è formato in massima parte da giovani musicisti, alcuni dei quali diplomandi al Conservatorio Pollini di Padova, che da quattro anni hanno intrapreso un percorso didattico – musicale costante e impegnato a soddisfare le esigenze musicali di un pubblico sempre più vasto, allestendo repertori adeguati a ogni occasione.

L’Associazione Banda di Selvazzano porta avanti da anni il progetto “Musica Maestro“ per la divulgazione dell’apprendimento di uno strumento nelle scuole elementari e medie del Comune, con oltre cento allievi iscritti. L’attuale direttore e direttore artistico é il M°Giuseppe Faggin.

Storia di Balbino Del Nunzio.

All’inizio era solo un gruppo di amici che si riuniva in un circolo informale, a discutere di radici e culture, differenze e similitudini: ad accomunarli c’era la scelta di un luogo nuovo in cui vivere e operare professionalmente, e qualche volta la nostalgia per una terra natia lasciata alle spalle. Ma soprattutto la volontà pertinace di trasformare quella vicenda personale in un’esperienza di dialogo autentico tra le culture.

Nasce cosi, nel 1998, l’Associazione “Balbino Del Nunzio”, dedicata a un grande fisico, ricercatore delle tecniche del freddo, nato in Abruzzo ma vissuto a Padova: la sua storia personale racconta, meglio di altre, lo spirito del sodalizio, che intende divulgare e intrecciare la cultura abruzzese e molisana con quella veneta, attraverso manifestazioni artistiche, iniziative di scambio e solidarietà, momenti conviviali conditi dai sapori diversi eppure simili delle tre regioni. Si, perché i territori cui presta attenzione l’associazione si caratterizzano per alcuni tratti peculiari, come il sostrato contadino non ancora completamente sbiadito dalla patina della modernità, o il lungo, epico e melanconico destino di migrazioni, che ha portato migliaia di abitanti dell’Appennino e della laguna in terre lontane.

Targa ricordo donata dalla Banda ospite alla "Città di Ripa Teatina"

Targa ricordo donata alla Banda ospite

Il Maestro direttore della banda di Selvazzano

Uomo di altri tempi

Guido Masci

In occasione del trigesimo dalla sua morte, vogliamo ricordare l’uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia e al lavoro.

Ex dipendente del Comune di Ripa, dal periodo post bellico, e da anni in pensione, è stato simbolo di onestà, dedizione al lavoro, sempre disponibile verso le esigenze della sua gente. E di questi, moltissimi si sono ritrovati e  stretti attorno ai familiari in occasione dell’ultimo viaggio per rinnovare quei sentimenti di gratitudine verso colui che hanno visto al proprio fianco in molte occasioni della vita.

Uomo di altri tempi, come verrebbe voglia di dire.

Il prossimo venerdì otto ottobre verrà celebrata una messa in suffragio alle ore 18.30.

XXXIII Edizione di “Poesia dialettale”

Saluto del Sindaco.

Nel corso degli ultimi anni è emersa l’esigenza da parte di questa Amministrazione Comunale di riscoprire il patrimonio artistico-culturale della nostra cittadina, quale testimonianza del passato alle nuove generazioni. A testimoniare questo nobile obiettivo e soprattutto il “Concorso di poesia dialettale” che quest’anno ha raggiunto la sua XXXIII Edizione con la partecipazione di 39 poeti abruzzesi.

Con i loro versi gli autori hanno voluto riporre quella particolare attenzione a non perdere l’autenticità del nostro dialetto, che racchiude quei caratteri di tradizione e di territorialità che vanno riscoperti, custoditi come patrimonio culturale e tramandati ai nostri giovani.

Spessissimo oggi si sentono allarmi per l’impoverimento della lingua italiana e per la sovrabbondanza di termini stranieri entrati a far parte dell’uso comune. Allo stesso tempo, pero, le ultime generazioni hanno visto una perdita di un importante patrimonio culturale: quello del dialetto legato alle diverse zone d’Italia. Un fenomeno, quindi, allarmante se si pensa che le diverse lingue locali sono legate alla tradizione ed al territorio e con esse si rischia di perdere parte della propria identità.

Non voglio, però, con questa riflessione disconoscere l’uso dell’italiano in favore del dialetto ma ritengo importante che gli amministratori, in primis, debbano impegnarsi a non perdere una parte cosi importante della nostra cultura che rappresenta un sinonimo di identità ed una traccia tangibile dello sviluppo culturale della nostra Regione.

La storia di oggi è frutto di quella vissuta dalle tante generazioni che ci hanno preceduto, è importante, quindi, conservare questo patrimonio così anche il nostro dialetto che è legato alla nostra terra ed alla nostra storia, farlo conoscere e tramandarlo attraverso varie iniziative culturali come quella del Concorso di poesia dialettale.

Con il Concorso, quindi, ci auspichiamo di tramandare quella “saggezza popolare” che costituisce un ponte tra le generazioni, perché solo attraverso la poesia si possono evocare emozioni più profonde che lasciano un segno ed un messaggio di speranza e di gioia nell’animo dei nostri cittadini e, mi auguro, in particolar modo in quello dei nostri giovani.

Dott. Mauro Petrucci

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Saluto dell’Assessore Comunale ai Servizi Sociali

Dopo aver celebrato con emozione e nostalgia i trenta anni di vita del Concorso di Poesia Dialettale, quest`anno celebriamo la sua XXXIII Edizione cha ha visto impegnati 39 poeti provenienti da tutto

l’Abruzzo. Tre decenni di lavoro silenzioso ed operoso con l’entusiasmo del pubblico che continua ad affollare le serate di declamazione.

Da un po’ di tempo, ormai, i nostri giovani si stanno impegnando nell’organizzazione di questo prezioso evento culturale, cosi come in altri, perché in loro domina il desiderio di riscoprire una parte del nostro patrimonio storico-culturale, come testimonianza e recupero dei valori del passato.

Il Concorso di Poesia Dialettale costituisce, infatti, un omaggio alle nostre tradizioni ed alle nostre radici ed i giovani, con questo spirito di collaborazione, si attivano, ancora oggi, ad un disegno complessivo di conservazione e rilancio del passato come garanzia del futuro.

Penso a quanti della nostra comunità, quella sera, ascoltando quelle parole e quei suoni tornano nostalgici con la mente nel passato, per ricordare e continuare a sperare in un mondo migliore.

Roberto Luciani

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Saluto del Presidente della Pro – Loco

Grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale e della Pro- Loco il Concorso di Poesia Dialettale è giunto alla XXXIII Edizione e anche questa volta le adesioni sono state numerose,

segno tangibile che l’amore e l’attaccamento al dialetto sono immutati.

Lo scopo della manifestazione è quello di non permettere una omogeneizzazione delle lingue dialettali attraverso una delle arti più nobili… la Poesia. Il dialetto ha una forza espressiva, una

ricchezza ritmica ed un infinita gamma di colori; noi auspichiamo, che il nostro dialetto, sia sempre più rivolto al presente e al futuro e sia in grado quindi, di riavvicinare, interessare e coinvolgere i

nostri ragazzi, portandoli a rivalutare l’importanza delle origini, la loro storia, la loro identità e assicurandone la vitalità, possa diventare il mezzo migliore per promuovere la nostra regione all’estero.

Oltre al doveroso ringraziamento a tutti coloro che si adoperano per la realizzazione e la riuscita di questo straordinario evento, mi sento di ringraziare sentitamente tutti i poeti che con le loro opere danno lustro al Concorso e al nostro paese. Altresì ringrazio la giuria sapientemente presieduta dal Prof. Umberto Russo che hanno selezionato le poesie vincitrici e quelle ammesse al recital con professionalità ed impegno.

Kristian Toppa

VERBALE DELLA GIURIA – SECONDA SEDUTA

Ripa Teatina, 16 settembre 2010

Verbale della seconda seduta del XXXIII Concorso di Poesia Dialettale.

La Giuria Tecnica del XXXIII Concorso di Poesia Dialettale”, bandito dal Comune e dalla Pro-Loco di Ripa Teatina, composta dal prof. Umberto Russo, dalla prof.ssa Loredana Di Martino, dall’ins. Concetta Giansalvo, dalla Responsabile dei servizi sociali e scolastici Emiliana

Monaco e dal poeta dialettale Cesare Nicolini, si riunisce Giovedi, 16 settembre 2010, alle ore 17,00, nel Palazzo municipale del già citato Comune di Ripa Teatina.

Presiede la seduta con designazione unanime, il Prof. Umberto Russo; il compito di verbalizzare l’incontro e affidato all’ins. Concetta Giansalvo.

Ciascun componente della Giuria esprime, in mode individuale, una valutazione complessiva sulle 39 composizioni poetiche a loro precedentemente consegnate per un’attenta lettura ed un analisi approfondita.

Le tematiche trattate spaziano dalla malinconia dei ricordi alla crisi economica, dai bimbi abbandonati dalle madri o nei cassonetti, alla baldoria del Carnevale.

La presenza di parole non prettamente dialettali fa supporre, per alcuni componimenti, una prima stesura in italiano ed una successiva traduzione in dialetto.

I giurati ritengono che diversi testi siano poeticamente ben strutturati, di un livello letterario medio-alto.

Anche quest’anno si evidenziano un paio di poesie già presentate in altri Concorsi.

Si procede quindi alla valutazione: ogni componente della giuria detta il voto assegnato in trentesimi.

La somma dei voti espressi mette in evidenza i dodici componimenti col punteggio più elevato.

Essi sono:

N° 4 – “Lu cande de na calandralle”

N° 7 – “Gentilezze”

N° 8 – “Lu dialette!”

N° 9 – “E… cante”

N° 21 – “Parole a la lune”

N° 22 – “Prigioniere”

N° 24 – “Nu ritratte vrette”

N° 28 – “Vocie di mamme”

N° 34 – “Ju Carnevale”

N° 35 – “Bannire d’ombre”

N° 36 – “Tesore annascoste”

N° 39 – “Ugne vvoce a lu scure”

Per una migliore valutazione nella scelta delle tre maggiormente meritevoli, si procede ad una rilettura che i componenti della giuria affidano alla voce precisa e componente del Prof. Russo.

Alla fine si é tutti concordi nel ritenere degne dei primi premi, di cui all’art.2, punto A del bando, le poesie nella seguente posizione:

al 1° posto “E… cante”

Motivazione:

“una sensazione di malinconia sul far della sera, viene espressa in un linguaggio scorrevole, ma persuasivo. Tutto il paesaggio circostante é descritto con delicata misura poetica”.

al 2° posto: “Lu cande de na calandrelle”

Motivazione:

“in una sintetica espressione poetica l’autore descrive il momento in cui si fondono ricordi e meditazione. Il linguaggio é sobrio e incisivo”.

al 3° posto: “Nu ritratte vrette”

Motivazione:

“il recupero di un vecchio ritratto desta memorie care, espresse con limpida e scorrevole vena poetica”.

Vengono, quindi, aperte le buste per identificare gli autori dei componimenti.

Essi sono:

N° 4 – “Lu cande de na calandrelle” Tommaso Tozzi

N° 7 – “Gentilezze” Attilio Mucci

N° 8 – “Lu dialette!” Romolo Abbonizio

N° 9 – “E… cante” Ireneo Gabriele Recchia

N° 21 – “Parole a la lune” Giselda Desiderio

N° 22 – “Prigioniere” Mara Seccia

N° 24 – “Nu ritratte vrette” Luciano Flammirzio

N? 28 – “Vocie de mamme” Alessandra Liberatore

N° 34 – “Ju Carnevale” Vanta Santogrossi

N° 35 – “Bannire d’ombre” De Felicibus Floredana

N° 36 – “Tesore annascoste” Elena Malta

N° 39 – “Ugne vvoce a lu scure” Camillo Coccione

La seduta é tolta alle ore 19,45.

Segretaria Verbalizzante                                                             Il Presidente

Concetta Giansalvo                                                                     Umberto Russo