Appuntamento per San Martino

11_novembre
Ecco un invito cui non si può mancare. Per tradizione, per bontà…
E’ una tradizione di cui tutti parlano per tradizione o per sentito dire ma pochi sanno l’origine del vino novello.

Il giorno di San Martino è una giornata particolare per tutti gli amanti del vino e soprattutto per chi il vino lo produce! Per quale motivo? Ebbene, in questa giornata ricade la data tanto attesa dell’apertura delle prime bottiglie di vino dell’ultima vendemmia.
Ma le bottiglie che si stappano, non contengono il vino tradizionale, ma un particolare prodotto: il vino Novello. Il Novello, è il vino nuovo, giovane, dai profumi freschi e molto fruttati, risultato di una particolare tecnica di vinificazione, che permette di ottenere questo tipo di prodotto, molto singolare nel suo genere.
Il caratteristico metodo di lavorazione delle uve che porta all’ottenimento del vino novello fu messo appunto da alcuni ricercatori francesi, ed il prodotto che ne venne fuori è stato il Beaujolais Nouveau, un vino ottenuto da un tipo di macerazione alquanto singolare, detta macerazione carbonica, che successivamente iniziò a diffondersi anche in Italia, come vino Novello, e che oggi è diventato un prodotto lavorato da tutti i Paesi vinicoli.
Il vino Novello è un vino pronto per esser consumato dopo poche settimane dalla raccolta delle uve, e questo grazie alla metodologia di produzione. Addentriamoci un po’ nel discorso e cerchiamo di sintetizzare le principali fasi della sua lavorazione.

Il vino novello si ottiene con il metodo di vinificazione della macerazione carbonica e si distingue dai vini sottoposti al processo di invecchiamento prima dell’immissione nel mercato. Oltre alle caratteristiche olfattive particolari, questo tipo di produzione dona al vino un colore particolarmente vivo, con tonalità che ricordano il porpora e un gusto dove predomina la freschezza degli aromi.
La caratteristica fondamentale di questo tipo di procedura di vinificazione consiste, infatti, nel far fermentare le uve in assenza di ossigeno. In queste condizioni, la fermentazione sarà di tipo intracellulare, cioè a carico delle cellule dell’uva.
La tecnica della macerazione carbonica consiste nel mettere grappoli di uva interi, intatti, non deraspati, per un tempo variabile da qualche ora a più giorni, dentro un serbatoio ermetico saturo di anidride carbonica.
La fermentazione carbonica, portata a termine in tempi molto brevi, consente di estrarre un buona dose di sostanze aromatiche, che conferiscono al vino il suo singolare bouquet.
Lo schiacciamento progressivo dell’uva sotto il proprio peso, facilitato dall’indebolimento della buccia, libera gradualmente del liquido nel serbatoio. Al termine di questa fermentazione si completa la pigiatura dell’uva e si lascia che l’eventuale residuo zuccherino venga trasformato in alcol in modo convenzionale.
Il vino ottenuto da processi di macerazione carbonica è un vino che matura in tempi molto brevi e deve esser consumato in un breve periodo. Questo perché mentre da un lato la macerazione carbonica consente di estrarre dall’uva profumi freschi e fruttati, dall’altro non permette di estrarre in numero sufficiente tutta un’altra serie di sostanze che garantiscono longevità al vino.

 



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