Volontariato e animazione tra iterremotati… tra volti, ascolto e riflessioni

Venerdì 1 maggio 8 giovani dalla parrocchia di S.Anna in Chieti, 7 da Ripa Teatina, 1 da Paglieta e 1 da Orsogna, ci siamo ritrovati a San Felice d’Ocre per condividere una giornata del tutto particolare, tra animazione e volontariato.Durante il viaggio di andata non c’erano immagini o ricordi pronti a preparare la nostra animazione, piuttosto i paesaggi informi, le case e le chiese lacerate, le piazze distrutte! Era chiara la domanda: chi incontreremo?Eppure custodivo un pensiero: proprio nel triennio chiamato “Agorà”, non possiamo restare fuori da queste “Agorà della sofferenza”, per ridare speranza… e che la nostra speranza è il Dio vivente! Continuavo a chiedermi: quale animazione allora? Quale tipo di “contributo”? Prima di tutto quello di un aiuto pastorale e di un’animazione comunitaria, come gruppo, seppur di comunità parrocchiali diverse, ma un gruppo, con la stessa fede, con le stesse domande, certo con diversi volti, diverse attese, ma anche con la stessa speranza! Nessuno di noi è andato lì con competenze particolari, se non quelle che provengono dal lavoro in parrocchia, negli oratori, e nelle associazioni e movimenti.Quando siamo arrivati a destinazione… chi abbiamo trovato? Bambini timidi, ma con occhi furtivi e gioiosi, quasi ci aspettassero; uomini e donne con preoccupazioni economiche ma, con stretti al loro fianco i propri piccoli, pronti a ripartire, pronti a zappare quel piccolo orticello del campo, pronti a seminare di nuovo e continuare a innaffiare le loro radici affettive; anziani impauriti e a tratti arrabbiati… abbiamo trovato una quotidianità calda e fredda allo stesso tempo, ma siamo stati accolti da una semplicità disarmante!

I discorsi degli adulti erano densi di un linguaggio franco e diretto. Era chiaro: non servivano dei Rambo per un’animazione “forte e appassionata”, né scalatori, curiosi o speleologi… c’era bisogno solo di semplicità.

La nostra esperienza di animazione è servita, prima che a quelle popolazione, a noi stessi, “giovani”… e si è trasfigurata come un servizio d’ascolto fra verità raccontata e vissuta… eh, sì, penso a San Tommaso: non credeva perché non aveva ricevuto lo Spirito Santo. Ma allora, se un altro qualsiasi dei Discepoli non avesse incontrato quel giorno il Signore, avrebbe fatto come Tommaso o avrebbe creduto al racconto degli altri presenti? Questa è stata la bellezza del nostro incontro: porci continue domande, abbozzare risposte più o meno esaustive… tornare alle domande… piangere insieme a loro… guardare i nostri rispettivi volti e abbozzare di nuovo la nostra speranza giovane! Questa è la forza del servizio, il nostro senso, nessuna risposta: alcuni hanno visto, molti hanno avuto il racconto, tutti ci doniamo senza chiedere nulla… e si continua la missione!

Antonio F. LUCIANI

il gruppo dei ragazzi di chieti-vasto con il capo campo.

il gruppo dei ragazzi di chieti-vasto con il capo campo

 



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